Radici - Lecce

No, non si tratta della serie tv che spopolava qualche anno fa... Oddio un bel po'di anni fa... Ve la ricordate?

Si chiamava 'Radici'. Una saga mica da ridere, anzi piuttosto drammatica a dire il vero, visto che trattava temi decisamente importanti.


Radici, roots in inglese. Essere radicati o, al contrario, sradicati, come gli ulivi centenari del Salento, uno scempio legalizzato dall'Unione Europea con la partecipazione dello Stato Italiano.

Ebbene, qui al Radici hanno scelto di essere ben radicati nel territorio, di valorizzarlo, di crederci. E quegli ulivi li hanno voluti a tutta parete, a mò di quinta della salle à manger, per ricordare a tutti che la natura ci domina e siamo tenuti a rispettarla, perchè è vita, la nostra vita.


Comunque, qui ci siamo venuti a mangiare e quindi spazio al cibo!

I giovani imprenditori del Radici fanno sul serio. Cucina a vista, banco gastronomia, un angolo per la vendita delle conserve e specialità alimentari salentine, un menu che ben coniuga la tradizione con l'innovazione; idee, tante idee.

Bello l'arredamento minimal votato al recupero, splendidi i lampadari in foglie d'alloro.


Un'appetitosa frittatina alle erbe fa da anticamera al nostro pasto dopo un'attesa congrua ma giustificata dalla cucina espressa.


Optiamo prevalentemente per i primi piatti, fatta eccezione per il Tortino di patate e cicorie reste con polpo saltato in cui emerge la sapiente cottura del cefalopode, croccante all'esterno e morbido dentro.


Maiuscole le Favette di farro con melanzane, pinoli, pomodorini, menta, olive e cacioricotta; una raffinata versione della tradizione salentina: ha messo d'accordo tutti al tavolo, dai puristi mediterranei ai 'polentoni' incalliti.

Ottimi anche i Laganari con tonno, pistacchio, lime e bottarga di tonno, la cui presentazione vale più di mille parole.


Da notare come nel menu i piatti siano minuziosamente descrittivi degli ingredienti presenti, un intelligente espediente per mettere a proprio agio avventori con allergie e preclusioni alimentari.

Delicati e godibili i ravioli di cernia con burro aromatizzato al timo e zafferano, piatto in cui forse manca la nota croccante che avrebbe dato una marcia in più.


Anche la selezione di formaggi si fa apprezzare, accompagnata da una marmellata di mosto d'uva da urlo; non di meno la composta al sedano, davvero riuscita.


I dessert confermano l'impressione assai positiva, in particolare il Bramamitù, versione peccaminosa del tiramisu, con l'aggiunta di cioccolato e di un pizzico di peperoncino.


L'impressione positiva si conferma anche nell'ottimo rapporto qualità prezzo. In fondo, come recita il pay-off sul menu, 'La qualità non è da tutti ma è per tutti'.