Quattro Gatti - Verdello (BG)

Negli occhi di Andrea arde il fuoco della passione. La passione per il cibo, certamente; ma in particolare per la sperimentazione, per i sapori inusuali, per la ricerca del corretto abbinamento con i vini.

Autodidatta, Andrea ha assunto l'onore/onere del ristorante di famiglia poco tempo fa e da allora ha dato forma al nuovo Quattro Gatti, insegna storica della Famiglia Rossi che ha deciso di rinnovarsi, insieme al giovane Chef.


Andrea ama molto viaggiare. Ogni volta che sparisce per qualche posto esotico (ultima fuga in Amazzonia) porta a Verdello delle nuove idee per i suoi piatti. Narra con orgoglio del suo leggendario 'Messico e Nuvole', uno scrigno di sapore servito all'interno di una noce di cocco, a sua volta adagiata su un letto di sale rosa ad evocare la sabbia al tramonto.
Sì perché Andrea ama stupire i suoi clienti. E' come un comico sul palcoscenico che gode nel divertire gli astanti.

A noi ha riservato un doppio percorso mare/terra in cui ha dato sfogo alla sua creatività, senza eccessi, beninteso; e noi abbiamo goduto come dei ricci (sia di mare sia di terra, beninteso).

In primis, l'accoglienza della Famiglia Rossi è superba. Si nota una grande professionalità in tutta la squadra; ciò sottende anche un grado di affiatamento notevole che non va sottovalutato nella ristorazione.

E' la Signora Rosanna a fare gli onori di casa; raramente abbiamo conosciuto persona più capace, discreta e affabile. In sala, si nota l'altrettanto professionale e giovanissima Eleonora, sorella di Andrea, che senza ombra di dubbio ha le capacità per spiccare il volo nel settore, in particolare come sommelier.

E' lei a descriverci l'Almerita Brut Tasca, un bollicine millesimato metodo classico, 'a tutto pasto' direbbero quelli che ne sanno; per noi è l'equivalente di 'va giù che è un piacere'.



L'entrèe consiste in una fragrante e saporita focaccia al rosmarino. Sì perché al Quattro Gatti si mangia anche la pizza e che pizza, vista la qualità dell'impasto.


Il percorso inizia con un sorprendente 'Sashimi di Capesante'. In bocca si rincorrono consistenze diverse (morbidezza del mollusco con croccantezza dei semi di sesamo), amalgamate dalla salsa di ostrica. L'accuratezza nella presentazione parla da sé.



D'impatto e di gran gusto il 'Cannolo di Modena': la versione salata del classico cannolo siciliano, in cui il ripieno di mortadella si sposa al meglio con la granella di pistacchio di Bronte, il tutto avvolto nella pasta di pane che viene realizzata espressa tutti i giorni. Una bomba di sapore, bellissima da vedere.


Che dire del 'Fish&Chips siciliano - calamari, polpo e panelle' ? Al di là della perfezione della frittura, si apprezzano le panelle in cui la variante del finocchietto le rende uniche e diverse; del resto, come dice Andrea, sarebbe inutile riprodurre la cucina siciliana casalinga, non ci si riuscirebbe in un contesto professionale.


Gran plauso agli antipasti quindi, conferma della poliedricità dello Chef Andrea.

Poi arrivano loro e rubano la scena. No, non sono le ballerine del Moulin Rouge. Sono gli 'Gnocchi di patate con fonduta al pecorino, pistacchi e gamberi pancettati'. 'Libidine coi fiocchi' diceva qualcuno non più giovanissimo. Ebbene, il piatto sta in equilibrio come un funambolo: oscilla tra il sapido, il dolce ed il croccante senza cadere. Ben fatto.


L'altro primo, 'Ravioli di magro con funghi porcini, salsiccia e formaggella' ha i crismi del classico della cucina italiana senza cadere nel banale; la nota acida la conferisce il radicchio nel ripieno, così il palato non si annoia. Molto sottile e ben tirata la pasta.



A questo punto si potrebbe dire: ok passiamo al dolce. Ma no, Andrea ci delizia anche con i secondi... Allora fuori i secondi!

In primis, un Filetto di maialino con riduzione alla birra rossa e crostino: la carne si scioglie in bocca e la salsa è riuscitissima, forse manca un quid di contorno 'clorofillico' a completare il piatto ma son dettagli.



Maiuscoli gli 'Involtini di pesce spada alla Norma', una vera goduria. Quella melanzana, quel pomodoro essiccato, sembrano coesistere con la carnosità del filetto di pesce. Sembra quasi che Andrea li abbia pescati già così, insieme.


Qui emerge con prepotenza l'impronta siciliana del percorso gastronomico: già avevamo avvisaglia nella scelta del vino e nella tipicità della frittura.

La chiosa con i dolci, preparati da Eleonora; sì perché oltre che sommelier Eleonora mi è anche pasticcera. E che talento!

Assolutamente da provare il Marathon, un dolce 'creato' dai fratelli Rossi a seguito di un viaggio a Londra. Il contrasto dolce-salato-freddo-caldo è un'esplosione in bocca. Avete presente lo Snickers, la barretta Mars con le arachidi? L'idea è quella, ovviamente portata a livello ristorante. Applausi!


Non da meno il cannolo siciliano, croccantissimo e freschissimo; la Trinacria colpisce ancora...
Qui l'abbinamento è con il Diamante d'Almerita, passito con la peculiarità di avere un 50% Traminer, in cui le note agrumate allietano e smorzano la forte componente zuccherina.




Dire che siamo stati bene è dire poco. Andrea ha un grande talento e siamo certi che crescerà ancora tanto nei prossimi anni. Non vediamo l'ora di provare i nuovi piatti che stagionalmente inventa valorizzando la materia prima più disparata.

Probabilmente 'fusion' è la definizione più aderente per la cucina di Andrea; tuttavia ciò pare sminuire l'attenzione verso il territorio che lo Chef dimostra; al Quattro Gatti si può mangiare bene anche scegliendo un percorso più classico. A proposito: le prenotazioni per il Menu di Natale sono aperte, affrettatevi!