Festa della Taragna - Stabello (BG)

Si potrebbero paragonare alle enormi mandrie di gnu in cerca di una pozza d'acqua, oppure ai granchi che in Australia, in migliaia, attraversano le strade per accedere al mare. Sono i Taragnisti. 

I Taragnisti quest'anno sono stati quasi ventimila (la frazione di Stabello non raggiunge i 500 abitanti). E molti, sconfortati dalla biblica coda, sono tornati a casa senza poter ingollare la preziosa mistura (sebbene ci sia anche l'asporto, qui sono organizzatissimi!).

C'è qualcosa di inspiegabile in questo successo che va oltre i confini della provincia di Bergamo. Abbiamo incontrato Max Pesenti, organizzatore dell'evento, per conoscere qualcosa di più di questo fenomeno e, grazie a lui, abbiamo potuto muoverci liberamente dietro le quinte, tra le cucine e le decine di volontari che ogni anno chiedono di poter far parte di questa comunità.


Correva l'anno 1992 quando un gruppetto di amatori sportivi (tra cui il padre di Max) decise di inaugurare una minuscola sagra in onore della polenta che qui chiamano 'Taragna', sebbene il termine si riferisca alla miscela e non al piatto che in altre zone della lombardia è definito polenta 'cunscia', 'unscia', 'concia, 'cunsada'. Trattasi ovviamente di polenta con l'aggiunta di formaggio (Branzi ufficialmente da queste parti) e burro.



Questa piccola festa ebbe un crescendo di successo negli anni seguenti, tanto che si dovette distribuire su più giorni (fine settimana) a cavallo di agosto e settembre. Venivano con gli autobus da Monza, hinterland di Milano, Crema, la Bassa Bergamasca. Non c'erano parcheggi adibiti; la frazione era presa letteralmente d'assalto. 

Si doveva salire alle 18:00 per mangiare ottimisticamente alle 20:00. Chi arrivava dopo le 19:00 era fregato. Nisba. Tre quarti d'ora a piedi per raggiungere la frazione + coda di almeno due ore: un calvario. Le auto si incrociavano sui tornanti, chi scendeva e chi saliva, e ci si bloccava spesso a metà perchè in certi punti non c'è spazio per due macchine contemporaneamente. 

Adesso è tutto più organizzato, c'è un grande parcheggio a valle dell'abitato, gli autobus vengono scoraggiati a salire. 

Il tendone ospita al massimo 700 persone contemporaneamente e ogni sera si calcola un ricambio dei tavoli di 3/4 volte; il sabato si fanno numeri quasi doppi.
Come spesso accade per questo tipo di eventi, non c'è una spiegazione razionale. Il tam tam della 'mitica Taragna di Stabello' la più buona della zona (del mondo probabilmente, visto i pochi concorrenti) ha risuonato nelle valli fin da quando eravamo adolescenti. Probabilmente così era, almeno in parte, quando i numeri erano sostenibili. Non che ora non sia buona, per carità; solamente che per accontentare tutti si fa un po'più velocemente e talvolta non è così 'fluida'.


Un business, anche. Che, facendo due conticini, porta al paese ben più di centomila euro nell'arco dei sei giorni di festa (qualcosa come 20/25 mila euro a sera). Max ci dice che questo aspetto viene tenuto in forte considerazione; l'indotto è distribuito in progetti a sostegno della cittadinanza (campi sportivi, oratorio ecc.) ma non si esclude la destinazione di una parte ad associazioni no profit che operano nelle vicinanze. 

La festa è sostenuta da un esercito di più di 100 volontari. Sono loro l'anima di tutto. C'è chi rimesta la polenta, chi spadella i casoncelli, chi segue la griglia, chi organizza la tombola, la ruota della fortuna... e allora cosa c'è di diverso dalle altre sagre o pseudo tali? Ogni 'reparto' viene responsabilizzato dagli organizzatori destinandogli un piccolo budget, per poter sviluppare le proprie idee nel solco della tradizione. Così, se qualcuno vuole proporre un piatto nuovo ne ha la possibilità. Sarà il pubblico a decretarne il successo o il fallimento. Si tratta di un piccolo sistema democratico in cui ognuno può esprimere la sua opinione, in cui tutti i volontari rafforzano il senso di appartenenza; una sorta di antesignano Althing islandese, di parlamentino cantonale svizzero.


Quando si raffreddano le pentole, non prima dell'una di notte, l'area della festa è un campo di battaglia. E'qui che il lavoro si fa sporco e i volontari giocano la partita più difficile. Ripulire tutto per la serata successiva. Spesso di finisce alle 5 di mattina. Allora Max tiene alto l'umore premiando la sua squadra, intervallando la ramazza al microfono, ringraziando e premiando tutti, dai senior alle nuove leve. 

La Festa della Taragna è l'unica, a nostra memoria, che garantisce il servizio cucina ben oltre l'orario normale. C'è da scommettere che qui va di moda la Taragnata e non la Spaghettata a notte fonda...