'Agriturismo Ferdy' (Lenna - BG): L'Integralista delle Orobie


Scarpe grosse? Forse. Cervello fino? Sì, quello certamente. Ferdinando Quarteroni: ogniqualvolta che ho il piacere di conversare con lui, mi si apre un mondo. Fatto di semplicità ma anche di idee affatto scontate.
Lui si schermisce dietro quelle ruvide fattezze da contadino bergamasco, quello del 'laurà e basta' secondo lo stereotipo. Eppure dietro c'è molto altro. Che i Bergamaschi, a Ferdy, gli dovrebbero fare un monumento. 


Sì perchè lui è stato in grado, con la sua zucca dura e tanta voglia di fare, di tirar su un gioiello di posto, che ci vengono persino dall'Alto Adige a fare i bagni di fieno sostenendo che qui sono unici e ineguagliabili. Ci vengono le scolaresche in gita, i ciclisti di passaggio, le coppie che vogliono ritagliarsi un paio d'ore di felicità a due passi dalla frenesia. Ci vengono tutti, perchè tutti hanno un motivo per venirci e per tornarci. Questo perchè Ferdy li sa coccolare, e li sa viziare. Perchè è casa sua e perchè ogni angolo di questa oasi è tirato a lustro e curato attentamente. E, soprattutto, ha rivitalizzato un pezzo di valle sofferente, spento, che nessuno aveva piu'interesse ad andarci.


La giornata di Ferdy dura 18 ore. Segue la cucina, ottima (poi lo vedremo), insieme alla moglie e i figli. Si prende cura delle sue amate vacche, quelle di razza bruna, che 'non ci si cava un euro di profitto', ma che sono quelle originarie delle nostre valli e l'autenticità, in fondo, non ha prezzo. Organizza la didattica delle gite alla ricerca delle erbe spontanee. Si reca in alpeggio durante la stagione estiva, ci sale con l'asino, scende con una quintalata di roba buona. Non prima di aver cotto le erbe per farne oli essenziali per la sua beauty farm. Perchè Ferdy non butta via niente di quello che la terra fornisce e questo è ciò che conta. 

Ferdy non sta mai fermo, non sta mai con le mani in mano. Ammette che avrebbe bisogno di una pausa, ma, alla fine, il suo agriturismo è ciò che ama e qui sembra di stare in Paradiso. 


Noi abbiamo cenato con alcuni amici davanti al camino, in una frizzante serata primaverile, e abbiamo goduto della sua splendida compagnia. E di una cucina sorprendente, capace di sapori unici proprio perché legati a ciò che la natura propone in stagione, con erbe e fiori spontanei, con formaggi e salumi autoctoni, il vero, e tanto abusato, concetto di 'kilometro zero'. 


Un formai de mut in purezza è il diapason della serata, accompagnato magnificamente da uno Sfursat 'Feudo dei Conti' 2004 da assaporare con cura. Viatico per una chiacchierata tra amici, tra un sorso e l'altro, a raccontare della montagna, delle difficoltà delle nostre zone, ma anche delle soddisfazioni che Ferdy riceve quotidianamente, non ultimo il prestigioso premio ricevuto al 'Taste of Milano'.


Poi il tagliere della felicità. Lonzino, lardo commovente (denti non necessari), salame memorabile e i formaggi, che Ferdy aromatizza con le sue erbe (da paura il caprino all'aglio orsino). 


Il risotto, cremoso, impreziosito dai fiori essiccati di sambuco: il valore aggiunto, la ciliegina sulla torta, un sapore nuovo, inatteso. 


Poi, quelle polpette che non t'aspetti, piatto vegetariano in montagna, geniale, imprevedibile. Con le erbe spontanee ed il cuore cremoso, croccanti fuori e morbide dentro, che godimento... Verrebbe voglia di riempirsi le tasche. 


Il gelato fatto in casa (sì anche quello), conclude una serata indimenticabile.


Ce ne fossero di persone così. Idealiste ma concrete. Tradizionaliste ma non ottuse. Ferdy fa autocritica dicendo di non essere un innovatore. Qui si sbaglia. Innovazione significa la giusta mediazione tra il rispetto del territorio e la richiesta del mercato. Potete stare certi che Ferdy in questo è uno che precorre i tempi.