Fuoriblog: 'Cantina Lemine' (Almenno SS - BG)

Ebbene sì, ci siamo concessi per una volta un Ristorante con la 'R' maiuscola, in barba ai 30euronondipiu.

Ecco quindi la nostra esperienza al Cantina Lemine, esperienza che evidentemente esula dal contesto del nostro blog.

Ristorante di charme, posizionato sulle alture di Almenno, all'imbocco della strada per la Valle Imagna, il Cantina Lemine è brillantemente diretto dal patron e Chef Alberto Magri, persona di rara affabilità e competenza, artista del piatto e non solo, come dimostrano le notevoli opere presenti in sala – principalmente ritratti – da cui traspare una straordinaria umanità e sensibilità.

Veniamo accolti nella celebre Cantina, in cui ci vengono proposti dei crudi di Avellino al taglio, profumatissimi, accompagnati da un calice di Valdobbiadene. L'aperitivo è probabilmente la parte meno memorabile dell'esperienza culinaria; si è puntato unicamente alla norcineria mentre avremmo gradito alternare qualche formaggio in degustazione. Forse questo aspetto è stato un po'sottovalutato.

Saliamo in sala, dove Alberto ci fa gentilmente scegliere il tavolo; siamo in pochi questa sera.

Mise en place minimal, tovagliato grigio lucido. In sala il colore viola predomina; bello il gioco di luci creato dai diversi lampadari. Atmosfera soffusa piacevole, musica jazz in sottofondo. Al centro, un tavolo di legno rustico rompe con il registro elegante del contesto e consente al maitre di eseguire le operazioni di servizio. Le già citate opere d'arte alleviano la scelta dei colori freddi e addolciscono il mood.

Alberto interpreta con esperienza e capacità le nostre esigenze di due percorsi degustativi opposti: carne vs pesce. Per le portate di pesce, mi affido completamente alla sua creatività ed ai piatti fuori carta.



L'entrée consiste in un bocconcino di branzino in pasta fillo su letto di funghi freschi. La versione carne prevede invece della pancetta croccante sulla medesima base. Un inizio in linea con le aspettative, poco rischioso ma decisamente piacevole.
















Gli antipasti si sono rivelati di gran livello. Capesante avvolte in pancetta su crema di patate, piatto ormai classico in cui spicca la morbidissima texture del mollusco.

Nella parte di terra, un entusiasmante ovetto fondent avvolto in pasta fillo con scaglie di tartufo. Trionfo di sapori. Piatto semplice ma riuscitissimo. Scenografici gli enormi e profondi piatti di portata.


Come primo piatto opto per i ravioli ripieni di castagne con sugo di scampi. Ho trovato azzeccato l'abbinamento del crostaceo con la castagna. Forse un po' asciutto nel complesso.

L'altro primo è un risotto alla zucca con formaggio di pecora fresco affumicato, di provenienza toscana. Un risotto fatto con i giusti crismi e cotto alla perfezione. Ottimo l'abbinamento del dolce della zucca con il forte sapore del formaggio.

Accompagnamo la degustazione con uno Chablis ed un Valcalepio Rosso.

Il coperto ci ha solleticato nei grissini di grano duro, cui letteralmente non si può resistere. Meno gradevole la focaccia ai cereali, vagamente gommosa. 


Proseguo nella degustazione di mare con una zuppetta tiepida di pesce con margottino di polenta. Un piatto complessivamente gradevole e ben presentato.

Il percorso di terra, invece, prevede un filetto di vitello con cipolla di Tropea e marmellata di fichi. Piatto assai riuscito, dai gusti forti e ben combinati. Carne impeccabilmente cotta. Peccato per la scelta del piatto scuro, in cui si perde parzialmente la presentazione.

Prima del dessert, le salviette profumate, assai gradite.


Chiudiamo con un tortino dal cuore fondente con leggera crema pasticcera.



Il caffè, impeccabile, è preceduto da splendide frivolezze, in cui incanta il croccante salato di arachidi.


Siamo stati davvero bene e ci siamo sentiti accolti con professionalità e competenza. La degustazione di terra è parsa leggermente superiore a quella di mare, ma ovviamente questo è un giudizio soggettivo.