In viaggio con i sensi: a Lode' tra elicriso e lavanda selvatica


Da qualunque parte della Sardegna o dell'Italia si parta per arrivare a Lodè, ci si deve armare di pazienza. L'attesa in aeroporto o porto da cui si parte per arrivare in questo piccolo centro della Baronia, costa tempo, richiede pazienza, pretende disponibilità e invoca mansuetudine di cuore. Il viaggio fino a Lodè annulla la fretta, consegnando il viaggiatore ad un tempo ingannatore. Una volta arrivati, la bellezza antica di questo luogo ben conservato ripaga degli affanni: indiscutibilmente! Per chi viene dal mare, si attraversa Siniscola e si incomincia a salire su per la sp3 fino alla frazione di Sant'Anna, posta su un'altura ai piedi della maestosa Punta Cupetti e più in là Gurturgios e il vallone de S'Adde.


La brezza lieve che qui soffia vitale, porta con se il profumo del mare che sull'orizzonte si mescola al cielo. Etereo, emerge dal mare il profilo di Tavolara, come un antico naufrago in cerca di approdo e fluttuando, svapora intorno fra acqua e cielo fondendosi con i profumi selvatici di lavanda e di elicriso. Dalla frazione di Sant'Anna non si torna indietro. Attratti come da una forza indistinta si continua per la sp 50, verso il piccolo centro più a valle.


Il tempo rallenta ancora. Una sorta di fugace anarchia indugia sulle lancette dell'orologio, impedendo al tempo di avanzare come altrove , assenza che qui diventa tangibile. Materia vischiosa che intrappola i viaggiatori ammaliandoli, rendendo impossibile il distacco. Lungo la strada che pare interminabile, in realtà solo 10 km. separano la frazione da Lodè, il tempo perde il suo ritmo, sciogliendosi in un liquido semidenso che altrove ingrasserebbe i suoi meccanismi.



Si scende lentamente, lungo un percorso di curve, da cui si dominano panorami imperdibili, difficili da trovare altrove. Si intravedono le prime case del centro abitato, ancorate quasi con un incantesimo a mezza china sul monte Inucragliu, proprio sotto Punta Manna, dinanzi ad un anfiteatro naturale costituito dalla catena montuosa del Montalbo con le cime di Ferulargiu, Mutrucone, Gurturgios. Via via che si scende verso il centro abitato, il paesaggio acquista sembianze geologiche diverse rispetto ad altri centri dell'isola. Si smarrisce per un attimo il senso del 'luogo', e le coordinate qui, sussultano per una repentina vertigine geografica.



Riporta alla memoria luoghi distanti da quest'isola e, sembra di colpo attraversare le 'calles' e le 'carreteras' della Spagna dei Pirenei: l'Aragona con i suoi paesi e città arroccate sulle montagne. Ricorda vagamente Castellote, Lodè con il suo antico profilo che scivola a valle, il suo antico ponte sul fiume, ai lati del quale maturano grappoli rossi di vino e vetusti ulivi che beccheggiano come velieri al primo soffio di grecale.


Panticosa e le sue case con gli archi di pietra presenti in tutta la valle dell'Hecho, come in questo borgo della Baronia così prossimo alla cultura spagnola poiché, fu concesso ai Carroz, nobile e potente famiglia Valenciana, strettamente legata al viceré di Sardegna, insieme ad altri villaggi poco distanti.



Qui tutto è storia antica, archeologia millenaria, natura incontaminata. “Un nido d'aquile” lo descrive l'Architetto Vico Mossa nel suo ' Architettura domestica in Sardegna'. Il paese ha conservato integro il suo centro storico e nel dedalo delle sue stradine antiche si affacciano le case di pietra: alcune austere nella loro eleganza ben preservata altre umili ma sempre affascinanti e complici nella narrazione di questa comunità. A spasso per il paese, i balconi traboccanti di fiori, salutano i visitatori con l'allegrezza d'animo che caratterizza questa gente e non è difficile essere fermati per strada dagli abitanti curiosi che invitano i visitatori in casa a bere un buon bicchiere di vino.




Tantissime le testimonianze archeologiche che collocano l'attività dell'uomo nel territorio. Domus de Janas (ipogei funerari presenti anche in altre parti dell'isola e spesso usate dai pastori come ricovero per la notte) Nuraghi ancora ben conservati e Tombe dei Giganti.


Nel centro CEAMAL( centro educazione ambientale lodè) è possibile visitare una mostra archeo-fotografica permanente e prenotare escursioni sul territorio che è candidato al Mab Unesco (Man And Biosphere) Tepilora Montalbo Rio Posada. Il primo in Sardegna e il 13° in Italia. Lodè è paese di fede e numerose sono le chiese sparse nel centro del paese e nel territorio. Tutte ricoprono un ruolo fondamentale nella religiosità di queste anime.