'Hostaria Viola' - Castiglione d.Stiviere (MN): Raffinata Tradizione

Quando faccio ritorno nei luoghi delle mie radici mi sembra di riappacificare il mio yin con lo yang, l'anima con il corpo. E'una terra dove si ritrova piu' facilmente il legame con le stagioni ed il contatto umano di quanto accada nella Lombardia pedemontana industriale e sovraffollata, dove spesso scambiare due parole con le persone risulta assai arduo. Pertanto, torno spesso e volentieri nella zona del basso Garda fino alla sconfinata Padana che giunge a Mantova. Anche perchè si mangia bene, il più delle volte.


La nostra scelta in questa occasione è ricaduta sull' Hostaria Viola, locale di profonda tradizione (centenaria), ben recensito e conosciuto. Non è stata un'avventura... ma volevamo un ristorante di livello che proponesse una cucina con un forte legame con il territorio, non senza una moderna interpretazione. Così è stato.


L'interno è lineare e piuttosto spartano, un bell'ambiente con soffitto a volte. Tavoli distanziati, molto spazio per chiacchierare in intimità. Mise en place accurata e di qualità. Servizio adeguato e di livello.
Paolo, il patròn, ci accoglie proponendo i fuori carta; lo rivedremo poi alla cassa.


Cestino del pane un po'risicato con grissini e solo un panino già tagliato.


Subito i primi, e che primi. Un tris di paste ripiene della tradizione da leccarsi i baffi e oltre. La pasta sottilissima, quasi trasparente lascia vedere il colore dei ripieni. Un raviolo di magro da urlo, con l'erba spontanea di San Pietro, dal retrogusto di mentuccia. Un tortello di zucca che finalmente non mi fa rimpiangere quelli della nonna. Un agnolo col ripieno di carne saporito ma non invadente. Il tutto condito minimal con del fior di burro. Chapeau.


L'altro primo, fuori carta, è uno spaghetto all'aglio orsino, porzione da stellato; pero' davvero buono, cotto molto al dente, e poi il sapore dell'aglio selvatico, persistente e digeribile molto piu'dell'aglio comune.


Invogliati da questi primi da favola, passiamo ai secondi, dove mi faccio tentare da un classico mantovano come il Luccio in salsa, buono da piangere, con una consistenza che si scioglie in bocca e la salsa che si sposa splendidamente con la sua sapidità all'insieme, ed il letto di polenta ammorbidita dall'intingolo... un amore di piatto, presentato anche molto bene.


L'altro secondo ci ha un po'spiazzato, visto il calibro dei piatti precedenti. Lo Stinco disossato con purè stride un po'nella sua presentazione con la qualità delle proposte precedenti, sebbene assolutamente tenero perchè cotto nel forno ad induzione. Buono ma non bello insomma, e con un intingolo che pare piu'un brodetto...


Happy ending con la buona sbrisolona che non poteva mancare (anche qui presentazione un po'sotto le aspettative, ma niente da dire sul dolce).


Un pranzo durante il quale abbiamo volato alto, e con qualche pecca che ci ha fatto tornare sulla Terra. Ma l'indirizzo è di spessore e ci va di segnalarlo senza indugi. Alla prossima degustazione di qualità!